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Al via la nuova edizione dell’evento benefico I 5 sensi – Uniti per De@si organizzato da Agostino Iacobucci, chef napoletano del ristorante stellato I Portici a Bologna, col patrocinio del Comune e sostenuto da altri (oltre 60) importanti nomi del panorama gastronomico italiano e internazionale.

De@esi, acronimo dell’espressione “il diritto di esistere”, è l’associazione nata nel 2013 che si occupa di promuovere una vita autonoma e indipendente delle persone con bisogni speciali, sostenere la ricerca scientifica e organizzare percorsi didattici e formativi.

La manifestazione, che si tiene sabato 13 (dalle 12,00 alle23,00) e domenica 14 (dalle 12,00 alle 17,00) maggio a Palazzo Re Enzo nel centro del capoluogo emiliano, ha l’obiettivo di raccogliere fondi per realizzare un laboratorio di formazione per l’inserimento lavorativo, anche in cucina, dei ragazzi diversamente abili (sindrome di down, X fragile, autismo e altre disabilità).

Attorno ai cinque sensi ruotano passione e gusto che i ragazzi scoprono di avere nel cucinare e che vengono stimolati durante l’iniziativa attraverso incontri con giornalisti del settore, professionisti della ristorazione e rappresentanti dell’associazione, degustazioni di pizza e bollicine (in programma Gino Sorbillo, Ciro Salvo, Giuseppe Pignalosa, Carlo Sammarco, Franco Pepe, Simone Padoan), finger food firmati da grandi chef e pasticcieri provenienti da tutta Italia, cuochi emiliani e sfogline con piatti del territori e assaggi dei prodotti presentati dalle aziende espositrici. L’ingresso è gratuito, le consumazioni sono a pagamento (sono previsti vari ticket acquistabili on line in anticipo e direttamente sul luogo).

La festa culmina domenica alle ore 20.30 con la cena di gala (a offerta minima di 250 euro) per cento ospiti (su prenotazione all’indirizzo) che gusteranno un menù con i piatti del blasonati chef Anthony Genovese, Mauro Colagreco, Annie Feolde e Riccardo Monco, Nino Di Costanzo, Enrico Crippa e del maestro pasticciere Gino Fabbri.

Quando far del bene è cosa buona e...golosa! 

Il pomodoro è un alimento a cui da bambina ero leggermente insofferente più che intollerante.
Questo spiega perché non riuscissi a mangiarlo né cotto né crudo.
Ironia della sorte, la famiglia di mia madre aveva una piccola industria conserviera e i pomodori pelati erano il prodotto di punta. Chissà come si sentivano mortificati lei e i miei zii quando mi vedevano raschiare via con la forchetta il sugo dalla pasta!
Adesso il pomodoro mi piace in tutte le salse, appunto!
Ecco perché ho accettato volentieri l'invito di Cirio all'ultima tappa del tour Galleria del Sapore che si è tenuta mercoledì 24 giugno presso La Vecchia Scuola Bolognese nel centro della città emiliana. E' stato un tuffo al cuore ricordare le estati della mia infanzia trascorse tra pomodori e barattoli.
Tre date in giro per l'Italia dove la passione per la cucina ha incontrato l'arte contemporanea dando vita a veri capolavori: i piatti delle foodblogger presenti (quelli altrui, intendo!) e la creazione del giovane artista Massimo Sirelli che durante la serata bolognese ha realizzato Peppino, un robottino fatto con una latta Cirio ed elementi di metallo recuperati proprio in cucina.
Tutto è iniziato con una semplice domanda: "cosa esprimi quando cucini?". "Sentimento", ho risposto di getto. In cucina ci metto il cuore e tutto quello che ci sta dentro: i pensieri belli e quelli brutti, le gioie e le preoccupazioni, i desideri e le paure. Condisco i piatti con i sorrisi e qualche volta con le lacrime. Sono semplici e sinceri: sono esattamente quello che sembrano.
Ai fornelli blogger emiliane e romagnole, un solo uomo - Guido - e io, un po' intrusa. Durante la sfida culinaria più che ricette nell'aria si sentivano risate, a riprova che in certi casi la competizione lascia spazio al divertimento. Ringrazio pubblicamente Silvia - BolognaFood per aver scambiato il suo merluzzo con le mie cozze: così non fosse stato, sarei ancora là a capire cosa fare con quei molluschi trovati nella mia Artistic Box! Ho preparato un piatto che vedo spesso mia madre fare: il merluzzo con le patate, che ho reinterpretato e chiamato "Il merluzzo di casa mia". Lo chef del Gambero Rosso Luca Ogliotti, chiamato a valutare le nostre creazioni, lo ha giudicato un piatto che trasmette calore e Massimo Sirelli, che per cortesia ha assaggiato anche la mia ricetta, lo ha definito concreto. "Perfetto, sono riuscita a cucinare col cuore", ho pensato. Perché la mia è una cucina verace, una passione genuina.
Era il mio primo contest: ero in ansia, temevo il peggio non avendo mai cucinato in pubblico e per il pubblico. Invece...ho riso tanto, non ho avvelenato nessuno, ho conosciute nuove persone. Non sono salita sul podio, ovviamente. L'importante è stato partecipare, davvero. Ho imparato che a volte fare è più facile di quanto si pensi.
E testimonianze fotografiche provano che ero decisamente allegra e che il rosso (pomodoro) è un colore che mi dona!
Credits: Davide Bellucca Photography

E' detto ombelico di Venere. Il ripieno varia da città a città, da casa a casa. C'è chi lo preferisce in brodo e chi asciutto E' piatto simbolo della gastronomia emiliana: ma sarà nato sotto le Due Torri o sotto la Ghirlandina? Da sempre Petroniani e Geminiani se ne contendono il vanto.
Ecco allora la disfida del tortellino!
Lunedì 2 febbraio la sfida finale tra Bologna e Modena per stabilire chi detenga il primato di bontà sul tortellino. Un po' per gioco ed un po' per campanilismo già lo scorso anno le città emiliane si sono confrontate su questa specialità. 
Obiettivo comune dei due consorzi che organizzano la gara, quello bolognese Tour-Tlen e quello modenese Modena a Tavola, è valorizzare il tortellino emiliano che rischia di essere offuscato dal tortellino di Valeggio sul Mincio ed ottenerne il riconoscimento Igp. 
Quest'anno la disputa si è estesa a tortelloni di ricotta e lasagne. Inoltre alla versione tradizionale è stata affiancata quella rivisitata per dare spazio all'estro di ciascuno chef in gara. Al voto quindi due tortellini tradizionali, due tortellini creativi, due tortelloni reinventati e due lasagne tradizionali.
Alle primarie - sì, sono state indette delle vere e proprie elezioni! - che si sono svolte venerdì 23 gennaio a Modena e domenica 25 e sabato 26 gennaio a Bologna e hanno preceduto la finale, le città hanno fatto scendere in campo i propri giocatori e hanno scelto i quattro campioni da schierare al derby. A Palazzo Re Enzo i piatti sono stati assaggiati e votati da una giuria tecnica e da una giuria popolare formata dai partecipanti alle cene; tra questi sono stati estratti alcuni fortunati che si sono inseriti nella commissione di esperti gourmet, giornalisti e cuochi presieduta dal gastronauta Davide Paolini che ha decretato i vincitori alla finale.
E così anch'io ho partecipato al sontuoso banchetto (aperto al pubblico, su prenotazione ed a pagamento) nel Salone del Podestà: ho sempre desiderato fare la giurata! Con grande soddisfazione posso dire che il mio palato ha espresso gli stessi gusti degli esperti giurati. A conti fatti dei quattro chef promossi la prima sera due sono arrivati in finale insieme ad altri due chef che sono stati preferiti nella serata successiva.

Ecco sul palco i protagonisti della finale: per Bologna Lucia Antonelli -Taverna del Cacciatore, Carlo Alberto Borsarini - La Lumira, Francesco Carboni - Ristorante Acqua Pazza ed Irina Steccanella - Osteria Vini d’Italia e per Modena Emilio Barbieri - Strada Facendo, Rino Duca - Grano di Pepe, Carlo Gozzi - L’Incontro e Claudia Ricchi - Antica Trattoria Ponte Guerro.

Foto da sito dell'associazione Tour Tlen
Quello che conta in una gara è risultato della finale: un pareggio! Sì, hanno vinto sia Bologna che Modena a riprova che la manifestazione era nello spirito di insieme e non contro. Sul podio Lucia Antonelli col Tortellino tradizionale in brodo di manzo e gallina; Francesco Carboni con il Tortellino di razza ed acciughe, burro e tartufo, fiori di broccolo e sua salsa; Carlo Gozzi col Tortello di ricotta e bietole con coste croccanti, Emilio Barbieri con Ma?...gna la la lasagna. 
Questa edizione è stata dedicata a Stefano Bonilli, uno dei fondatori della moderna critica enograstronomica e giurato lo scorso anno, recentemente scomparso.
Ecco le immagini dei piatti da me gustati in abbinamento i vini dei colli bolognesi. E per chiudere in bellezza i dolci realizzati da Gabriele Spinelli in collaborazione con Gino Fabbri, appena rientrato vincitore da La Coupe du Monde de la Patisserie svoltasi a Lione.


Antipasto con pane del Forno Casolari e Mortadella Felsineo
Tortellini in brodo
Massimiliano Poggi - Al Cambio
Tortellini in brodo
Ivan Poletti - Cantina Bentivoglio
Tortellini di vitello profumati allo zenzero
Mario Ferrara - Scacco Matto
Tortellini in brunoise di salame con cardi e zabaione al Parmigiano Reggiano
Marcello Leoni - Leoni
Tortelloni burro e oro Parmigiano 36 mesi e briciole di pane
Claudio Sordi - La Piazzetta
Tortelloni alle lumache con aglio bruciato
Carlo Alberto Borsarini - La Lumira
Lasagna classica
Andrea Rambaldi - Tre Leoni
Lasagna tradizionale
Irina Steccanelli - Osteria Vini d'Italia




I protagonisti della prima serata delle primarie a Bologna
Ambiente accogliente, atmosfera allegra, chef in sala a fare il tifo senza però svelare il proprio piatto, commensali che si scambiano pareri sugli assaggi, brindisi e risate di sottofondo (ecco, l'acustica è l'unico aspetto da migliorare; per il resto l'organizzazione è stata perfetta): insomma, una festa!
Due numeri. Quasi mille partecipanti tra giuria popolare, ospiti e giornalisti. 400 kg di pasta preparati.
Ed una giurata che aspetta golosamente la prossima sfida! 

Per informazioni: http//www.facebook.com/tourtlen.org

MortadellaBò: chi la fa, l'affetta.

venerdì 17 ottobre 2014

La mortadella: o la ami o la odi.
Non lo posso negare: a me la mortadella piace. Per la precisione la Mortadella Bologna IGP, la cui produzione viene tutelata dall’omonimo consorzio.
Nel tempo sono stati sfatati i falsi miti che demonizzavano la mortadella come un salume di scarsa qualità. Il disciplinare di produzione segue la ricetta tradizionale e garantisce un prodotto finale con precise caratteristiche organolettiche, chimiche e fisiche. Così recita "La Mortadella Bologna IGP, di puro suino, è un insaccato cotto, dalla forma cilindrica od ovale, di colore rosa e dal profumo intenso, leggermente speziato. Per la sua preparazione vengono impiegati solo tagli nobili (carne e lardelli di elevata qualità), triturati adeguatamente al fine di ottenere una pasta fine. Il sapore è pieno e ben equilibrato grazie alla presenza di pezzetti di grasso di gola del suino che conferiscono maggiore dolcezza al salume. Una volta tagliata, la superficie si presenta vellutata e di colore rosa vivo uniforme." E solo a leggerne la descrizione mi viene l'acquolina!
Lo scorso weekend questa gustosa Rosa veniva festeggiata nella sua terra d’origine, all’ombra delle due Torri. Potevo mai mancare ad un'occasione così ghiotta?
La manifestazione MortadellaBò si è svolta dal 9 al 12 ottobre tra le piazze principali del centro di Bologna: in piazza Maggiore gli stand dei produttori del Consorzio e le tende dove si sono tenuti assaggi ed incontri, in piazza Nettuno lo street food tutto a base di Mortadella Bologna IGP, gelato incluso!
Posizionata alle spalle dell'info point una serie di pannelli raccontava la storia di questo salume dalle origini ai giorni nostri. E così ho scoperto che devo ringraziare i "Fratres Gaudentes" che nel lontano 1200 in occasione di una qualche riunione religiosa si sono messi a pestare con forza la carne di maiale ottenendo una pasta finissima ed appetitosa.

Convegni, giochi per bambini ed eventi come Twitter Awards hanno arricchito il programma ed intrattenuto gli oltre 130 mila visitatori che hanno acquistato la bellezza di 6 mila kg di mortadella.
Frisbee mortadellosi
Io non avevo altro desiderio se non quello di mangiare un panino con profumatissima mortadella affettata davanti ai miei occhi, invece la blogger che è in me si è infilata al laboratorio di cucina per preparare un risotto alla parmigiana con Mortadella Bologna IGP bio. Ecco, il mio impegno è stato riempire la saccapoche con la mousse, decorare il piatto ed assaggiare: facile, direi!
Il Risotto sposa la Mortadella
Tanti i produttori presenti ed impegnati ad offrire fette e cubetti di mortadella ai passanti ed a richiamare l'attenzione sulla qualità di questo salume che è "un capolavoro"!

La domenica di sole, qualche artista di strada e la musica in sottofondo, l'allegria che contraddistingue il capoluogo felsineo rendevano l’atmosfera ancora più festosa.

E per voi mortadellasì o mortadellano?